Interrogazione parlamentare sul FIR

Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-02347
presentata da
ENRICO MONTANI
martedì 22 ottobre 2019, seduta n.157
MONTANI, SAVIANE, VALLARDI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. – Premesso che:

la legge del 30 dicembre 2018 n. 145 (legge di bilancio per il 2019) ha istituito presso il Ministero dell’economia e delle finanze il Fondo indennizzo risparmiatori (FIR), chiamato ad indennizzare i risparmiatori che hanno subìto un pregiudizio ingiusto da parte di banche e controllate con sede legale in Italia, poste in liquidazione coatta amministrativa dopo il 16 novembre 2015 e prima del 1° gennaio 2018;

l’8 agosto è arrivato il terzo e ultimo decreto che ha fissato i termini per la presentazione delle domande al FIR e, con la pubblicazione del decreto del Ministero dell’economia e delle finanze in Gazzetta Ufficiale, ora scattano i 180 giorni di tempo per inviare le richieste, allegando la documentazione necessaria e utilizzando la piattaforma on line gestita da Consap;

la Commissione tecnica, competente per l’esame delle domande e l’ammissione all’indennizzo previsto dal FIR, non ha ancora stabilito con delibera quali siano gli elementi tecnici per poter provare la cosiddetta “truffa massiva”, per quei risparmiatori che sono “sopra soglia” di reddito Irpef 2018, 35.000 euro, o che hanno un patrimonio mobiliare al 31 dicembre 2018 superiore a 100.000 euro;

la piattaforma informatica alla quale inoltrare le domande di accesso al beneficio della legge sul FIR il 15 ottobre è stata modificata, in quanto considerata non idonea allo scopo;

le circa 4.000 domande di indennizzo al FIR inserite in piattaforma sino al 14 ottobre 2019 sono a rischio, poiché la modifica dello strumento informatico ha determinato l’alterazione dei dati contenuti nelle domande di accesso al FIR, già presentate o parzialmente inserite;

la nuova versione della piattaforma Consap introduce riferimenti di calcolo che sono totalmente estranei alla legge sul FIR e ai decreti attuativi della stessa, ossia il prezzo medio di carico fiscale e il costo totale di acquisto/controvalore, voci del tutto estranee alla legge e ai decreti attuativi, che non dovrebbero essere considerate per il calcolo della percentuale di indennizzo a favore del risparmiatore;

inoltre, nella piattaforma manca la possibilità di inserire l’affrancamento (ovvero le tasse che i risparmiatori hanno anticipatamente pagato), questione fatta presente alla Consap, la quale ha ritenuto che tale importo non fa parte dell’indennizzo, nonostante la legge riporti chiaramente che “l’indennizzo è determinato nella misura del 30% del costo di acquisto delle azioni, ivi inclusi gli oneri fiscali”;

l’interpretazione della norma da parte della Consap sembra quindi non tener affatto in considerazione la disposizione normativa;

la qualifica dell’affrancamento quale onere fiscale rimborsabile, è stata, inoltre ribadita, da alcuni esponenti del Governo;

al tutto si aggiunge il grave ritardo con cui Intesa Sanpaolo sta procedendo a riscontrare la produzione di documenti. La legislazione aveva previsto un obbligo al disbrigo in 30 giorni, ma i riscontri sono fermi ancora alle richieste di agosto. Ciò significa che molti risparmiatori entro il 22 febbraio 2020, termine per il deposito della domanda, non saranno nella possibilità di depositare la documentazione,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se i fatti esposti in premessa corrispondano al vero e, in quest’ultimo caso, quali iniziative intenda porre in essere:

per far sì che la Commissione tecnica stabilisca gli elementi tecnici per quei risparmiatori che si trovano sopra la soglia di reddito Irpef stabilita o che hanno un patrimonio mobiliare superiore a quanto stabilito;

per far sì che la Consap adegui la piattaforma alla normativa vigente, sia eliminando le due voci di calcolo dell’indennizzo non previsti dalla legge, sia permettendo ai risparmiatori di inserire l’affrancamento tra gli oneri fiscali da restituire, ed infine che si verifichi;

al fine di verificare se il ritardo da parte di Intesa Sanpaolo di cui in premessa corrisponda alla realtà.

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