Caso BPVi: lo stato del processo dinanzi al Tribunale di Vicenza

Nel corso delle udienze del 24, 29 e 31 gennaio 2019 le difese degli imputati e del responsabile civile hanno sollevato numerose questioni concernenti le costituzioni di parte civile formalizzate sia all’udienza preliminare che in quella dibattimentale del 1° dicembre 2018.
All’udienza del 31 gennaio, inoltre, alcune parti civili costituite hanno richiesto l’attivazione del potere di esclusione d’ufficio della parte civile, previsto dall’art. 81 c.p.p., nei confronti di Consob e Banca d’Italia.
I difensori delle parti civili hanno discusso dette questioni nelle udienze del 31 gennaio, 7, 8 e 12 febbraio 2019.

Con ordinanza del 21 marzo 2019, il Tribunale di Vicenza ha affrontato le numerose e complesse questioni sollevate; ne evidenziamo, di seguito, i passaggi fondamentali.

Legittimazione a costituirsi parte civile per il reato di cui all’art. 2637 c.c. (aggiotaggio). Il delitto è plurioffensivo dato che tutela da un lato la fede pubblica e quindi la correttezza del meccanismo di formazione dei prezzi di mercato delle azioni, dall’altro l’interesse del singolo privato azionista sul cui patrimonio la condotta incriminata finisce con incidere concretamente. E’, infatti, pacifico che la scelta di investimento in determinati titoli, come pure la scelta di recuperare liquidità cedendo gli stessi titoli, è determinata e condizionata principalmente in modo decisivo dalle informazioni sulla situazione finanziaria retrostante i titoli stessi. Si deve pertanto concludere, in sintonia con l’orientamento assolutamente prevalente della giurisprudenza (cfr. Tribunale di Milano, ordinanza 6.4.2017; Tribunale di Forlì, ordinanza 9.2.2018), che gli azionisti hanno titolo a costituirsi parte civile essendo il reato di aggiotaggio astrattamente idoneo a cagionare un danno diretto al loro patrimonio.

Legittimazione a costituirsi parte civile per il reato di cui all’art. 2637 c.c. (ostacolo all’attività di vigilanza). Le regole di determinazione del danno risarcibile enunciate negli artt. 1223 e 1227, II comma c.c. sanciscono che sono risarcibili sono i danni che siano conseguenza diretta del fatto illecito (1223 c.c.) e che non siano evitabili con l’uso dell’ordinanza diligenza (art. 1227, II comma, c.c.). Applicando i principi dianzi espressi alla fattispecie di ostacolo alla vigilanza di Banca di Italia, Consob e Banca Centrale Europea, ne consegue la carenza di legittimazione all’esercizio dell’azione civile degli azionisti / risparmiatori. La fattispecie di cui all’art. 2638 I e II comma c.c. è posta a tutela del corretto esercizio delle funzioni di vigilanza delle autorità pubbliche cui è affidato il controllo dei singoli segmenti del mercato finanziario. Il bene tutelato dalla norma incriminatrice è “la correttezza nei rapporti fra ente controllato ed ente controllante, al fine di consentire la piena legittimità ed efficacia dell’attività di controllo” (cfr. Cass. sez. 5 pen., 8 novembre 2002 – 14 gennaio 2003, n. 1252, cfr. anche Cass. sez. 6 pen., 24 ottobre 2005, n. 44234). Da ciò deriva che soltanto in capo alle autorità di vigilanza sussiste la legittimazione a costituirsi parte civile. Le condotte delineate dalla fattispecie incriminatrice di cui all’art. 2638 c.c. (e, segnatamente, le false informazioni alle autorità pubbliche di vigilanza, l’ostacolo allo svolgimento delle relative funzioni e le omesse comunicazioni alle autorità medesime), peraltro, non sono di per sé fonte di danno patrimoniale, in quanto si rivelano meramente strumentali all’occultamento di precedenti o successivi fatti lesivi, ai quali più propriamente appare riconducibile il pregiudizio per i soci. Esse cioè esauriscono il loro rilievo nella dialettica tra ente controllato ed autorità di controllo.

Legittimazione a costituirsi parte civile per il reato di cui all’art. 173 bis D.lgs. 58/1998 (falso in prospetto). Nulla quaestio sulla legittimazione dei soggetti che hanno aderito agli aumenti di capitale indicati nei capi di imputazione. Va tenuto presente, infatti, che, a norma dell’art. 94 co. 2 TUF il prospetto deve contenere le “informazioni che, a seconda delle caratteristiche dei prodotti finanziari e degli emittenti, sono necessarie affinché gli investitori possano pervenire a un fondato giudizio sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria e sull’evoluzione dell’attività dell’emittente nonché sui prodotti finanziari e sui relativi diritti. Si tratta, dunque, di un prospetto informativo che deve consentire all’investitore di formarsi un convincimento adeguato sull’emittente e sui prodotti offerti, per decidere consapevolmente se aderire o meno al sollecitato investimento. Ed è, infatti, lo stesso art. 94 TUF (commi 8, 9, 10, 11) a prevedere un’ipotesi specifica di responsabilità civile a carico dei responsabili delle informazioni contenute nel prospetto e anche degli intermediari “per i danni subiti dall’investitore che abbia fatto ragionevole affidamento sulla veridicità e completezza delle informazioni contenute nel prospetto”. L’art. 173 bis TUF, che sanziona la falsità di tali prospetti, è norma posta a tutela degli investitori e, pur delineando un reato di pericolo concreto, l’anticipazione della soglia di punibilità non esclude che la condotta ingannatrice possa cagionare un effettivo pregiudizio di natura economica a quegli investitori e risparmiatori, che abbiano posto in essere investimenti svantaggiosi sulla base della falsa rappresentazione della realtà societaria contenuta nel prospetto informativo.

Legittimazione a costituirsi parte civile degli azionisti/obbligazionisti sottoscrittori di accordo transattivo con Banca Popolare di Vicenza. Si tratta di una transazione “tombale” volta a tacitare, nell’azionista, le pretese risarcitorie di qualsiasi natura connesse al possesso di azioni BPVi, a prescindere dal fatto che le azioni siano state calcolate o meno ai fini dell’indennizzo, in quanto la rinuncia all’azione comprendeva anche tale quota di azioni. Gli aderenti alla transazione hanno dunque espresso una rinuncia piena e incondizionata a qualsiasi pretesa – ivi compresa quella risarcitoria connessa a fatti di reato – sia in sede penale sia in sede civile e sia nei confronti della Banca che dei suoi amministratori o dipendenti. Le parti civili che hanno sottoscritto la transazione vanno quindi escluse per carenza di legittimazione.

Legittimazione a costituirsi parte civile di coloro che hanno acquistato azioni in conseguenza delle c.d. “operazioni baciate”. A partire dal 2013 la Banca ha dato vita ad una modalità di collocamento dei titoli che prevedeva l’utilizzo di risorse finanziarie della banca stessa, sotto forma di finanziamenti concessi al singolo cliente, accompagnati dall’impegno della banca al riacquisto delle azioni. Se la prospettazione della difesa degli imputati è quella della consapevolezza da parte dei clienti del contesto in cui tali operazioni avvenivano (e che origina il reato), quella delle parti civili è, invece, quella della loro inconsapevolezza. Ricordato ancora che, in questa fase, va esaminata la questione sulla base della mera ipotesi d’accusa e sulla base della prospettazione della domanda civile, si osserva che dal contesto accusatorio si evince, diversamento da quanto ipotizzato dagli imputati, l’impossibilità, per colui che aderiva, di valutare adeguatamente la reale portata di quanto andava a sottoscrivere, a causa delle false prospettazioni e dei falsi prospetti informativi. Quindi il soggetto è in astratto del tutto legittimato ad agire.

Alle udienze del 2 e del 4 aprile 2019 i difensori degli imputati hanno formulato eccezioni di nullità del decreto che dispone il giudizio e di incompetenza territoriale. Entrambe le eccezioni sono state respinte all’udienza del 7 maggio 2019, nella quale, con la dichiarazione di apertura del dibattimento, il processo si è avviato verso la fase istruttoria, che prevede l’audizione di numerosi testimoni.
Calendario di udienze: 17 maggio, 21 maggio, 23 maggio, 30 maggio, 5 giugno, 6 giugno, 13 giugno, 3 luglio, 4 luglio, 10 luglio, 11 luglio, 16 luglio.

La straordinaria complessità del processo è stata, del resto, rilevata dallo stesso Tribunale, nella citata ordinanza del 21.03.2019: “Non va dimenticato che sono costituite in questo processo 8.277 parti private, con il ministero di 280 avvocati; che allo stato il fascicolo del dibattimento consta di 57.000 pagine raccolte in 114 faldoni, oltre ai numerosissimi documenti prodotti su supporto informatico il cui numero di pagine allo stato non è pure individuabile; che migliaia sono i testimoni indicati nelle liste…”.

Categorie:Banche Venete

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