Organi di vigilanza e controllo nella vicenda Mps

Tratto dai lavori della Commissione d’Inchiesta istituita dalla Regione Toscana “In merito alla Fondazione Monte dei Paschi di Siena e alla Banca Monte dei Paschi di Siena. I rapporti con la Regione Toscana” (Relazione approvata da M5S-LN-SI)

Nella primavera del 2008, durante la fase finale (closing) dell’operazione Antonveneta, “garantita da un pool di istituti internazionali di cui fanno parte Goldman Sachs, Merrill Lynch, Jp Morgan, Credit Suisse e l’italiana Mediobanca”, la Consob autorizza “la pubblicazione del prospetto informativo sull’offerta di titoli ordinari Bmps nell’ambito dell’aumento di capitale da 5 miliardi deliberato il 20 marzo” dello stesso anno (da ilsole24ore.com: “Mps chiede 4,97 miliardi per l’acquisizione di Antonveneta”, 25 aprile 2008).
Banca d’Italia e Consob approvano dunque un’operazione di acquisto dell’istituto padovano da parte di Banca MPS che ufficialmente ammonta a circa 9,3 miliardi di euro. In realtà l’acquisto di Antonveneta – ad un prezzo già enormemente superiore a quello pagato per la stessa da Santander pochi mesi prima – porta in dote il debito della stessa Antonveneta, pari a circa 8 miliardi di euro (cfr. par. 1.5).
A maggio 2008, ad operazione avvenuta, Banca d’Italia – presieduta in quel momento da Mario Draghi – e Consob sono informate che il costo sostenuto da MPS per Antonveneta non era di 9 miliardi di euro, bensì di 9 più 7,9 miliardi.
All’articolo 57, comma 1, del Testo Unico Bancario si legge che “Banca d’Italia autorizza le fusioni e le scissioni alle quali prendono parte banche quando non contrastino con il criterio di una sana e prudente gestione”; in presenza dunque di un errore di valutazione pari a circa il 90% in eccesso rispetto alla somma che gli organi di vigilanza ritenevano impegnati (costo di 17 miliardi anziché 9), entra in gioco il contrasto al criterio della “sana e prudente gestione” di cui sopra, che rende nulli autorizzazione e closing della compravendita in oggetto. Si è tuttavia considerato opportuno evitare di bloccare l’operazione poiché già sottoscritta dalle parti coinvolte (cfr. Falaschi, P. E., audizione 22 ottobre 2015).
Un atto pubblico della Consob datato 16 giugno 2008 testimonia che gli organi di vigilanza nazionali – la stessa Consob e di conseguenza Banca d’Italia – erano a conoscenza dei termini dettagliati dell’acquisto di Antonveneta da parte del Monte dei Paschi: l’atto certifica che l’operazione avvenne senza due diligence, in altre parole senza che fosse valutato concretamente lo stato di salute dell’azienda che MPS andava a inglobare, e in totale assenza di norme giuridiche che tutelassero l’acquisizione e, in particolare l’acquirente, sul pagamento degli interessi passivi. A questo si deve aggiungere un costo per gli avvocati di 80 milioni di euro152.
Nel 2009 il Cda del Monte dei Paschi ufficializza la decisione di acquistare buoni del Tesoro poliennali (BTP); da quel momento in poi, il portafoglio titoli di MPS “diventa lunghissimo e molto rischioso”. L’acquisto di BTP avviene in concomitanza con la ristrutturazione di Alexandria, e tra il 2009 e il 2011, di fronte ad un aggravarsi inevitabile della situazione finanziaria della Banca senese che appare ben lontana dal riuscire a rientrare dal debito accumulato con l’operazione Antonveneta, Banca d’Italia avverte varie volte Monte dei Paschi – come risulta dai carteggi della stessa Bankitalia – di essere al corrente che i titoli di Stato nascondono titoli derivati.
Nell’agosto 2011 è stato presentato un esposto anonimo alla Consob relativo alle operazioni dell’area finanza (diretta da Gianluca Baldassarri, sotto la presidenza di Mussari): il Presidente di Consob Giuseppe Vegas – che ancora oggi ricopre l’incarico – in quell’occasione fa sapere che Consob e Banca d’Italia si sono attivate per indagare su quanto segnalato, ma senza riscontrare alcunché di rilevante.
Nell’esposto si citava, in particolare, un intervento della Financial Services Authority (FSA) di Londra sulla filiale londinese di MPS, il cui responsabile, Roberto Boccanera, fu ascoltato a fine luglio 2007 dalla stessa FSA in merito ad alcune operazioni passate dalla detta filiale, che si seppe poi essere propedeutiche all’acquisto di Antonveneta; a settembre 2007 Boccanera fu trasferito a Siena, e nel 2012, a seguito del piano di ristrutturazione aziendale, fu tra i primi dirigenti ad essere licenziato e tutta la sua documentazione risalente al periodo londinese resa irreperibile (cfr. Boccanera, R., audizione 26-5-2016). Nonostante gli elementi appena elencati, la FSA di Londra non fu interpellata dagli Organi di controllo italiani (cfr. Mencaroni, G., audizione 4-4-2016; vedere anche par. 2.5).
A partire dal 17 aprile 2012 gli ispettori della Banca d’Italia intraprendono un’ispezione “completata quando già era arrivato il Dottor Viola (Direttore Generale MPS dal gennaio 2012, ndr)” – e contestualmente all’arrivo di Alessandro Profumo alla Presidenza della Banca – attraverso la quale “identificano pacificamente (…) la famosa operazione con Nomura, e dicono: «guardate, questi, Monte dei Paschi li contabilizzano come titoli di Stato ma a noi ci sembrano derivati»” (Bivona, G., audizione 26-5-2016).
Quanto appena citato è reperibile “in un verbale che viene consegnato alla banca e il cui estratto viene inviato dalla Banca d’Italia alla Consob” (Bivona, G., audizione 26-5-2016); nello stesso verbale è attestato il collegamento tra le operazioni con Nomura e Deutsche Bank, i derivati e i titoli di Stato, oggetto del già citato mandate agreement conservato nella cassaforte di Vigni e rimasto inedito fino all’ottobre 2012. Il fatto che Monte dei Paschi stesse operando con titoli derivati coperti da titoli BTP è stato poi dichiarato nel 2013 dalle stesse Nomura e Deutsche Bank e dagli organi di controllo bancario nazionali, rispettivamente giapponese e tedesco (cfr. Bivona, G., audizione 26-5-2016).
Numerosi esposti sono stati presentati al fine di informare della situazione – già certificata, come ricordato, dagli ispettori di Bankitalia nell’aprile 2012.
“il Presidente Napolitano e poi il Presidente Mattarella, tre primi ministri, che erano Monti, Letta, Renzi, tre ministri del Tesoro, che erano Professor Grilli, Saccomanni che ha una responsabilità maggiore rispetto agli altri per il suo ruolo che ha avuto anche nella vicenda come direttore generale della Banca d’Italia, e da ultimo Padoan; (…) sottosegretari (…) tecnici (…) il Sindaco Bruno Valentini e il Vice Sindaco Mancuso, da cui sono stato ricevuto a Siena. È evidente che ho informato Alberto Monaci in Regione, è evidente che ho scritto ripetutamente a Monaci, Valentini ed Enrico Rossi”. “Il direttore generale del Tesoro (…) è lo stesso nei governi Monti, nei governi Letta e nel governo Padoan”, il dottor Vincenzo La Via
Bivona, G., audizione 26-5-2016.
Tutti gli organi di vigilanza e controllo, gli organi istituzionali e le massime cariche dello Stato hanno dunque ricevuto informazioni su quanto sopra descritto; tuttavia, per accertare che i bilanci erano viziati da falso è stato necessario attendere la fine del 2015, con le dichiarazioni della Procura di Milano.
Un anno dopo l’ispezione da parte di Bankitalia, occorre un ulteriore avvenimento che può indurre a considerare la piena consapevolezza degli organi di vigilanza bancaria italiani sui rischi corsi con le operazioni attraverso i titoli derivati: il Governatore della Banca d’Italia Visco, il Direttore Generale della stessa, Saccomanni (che pochi giorni dopo sarebbe diventato Ministro dell’Economia del Governo Letta) e il Presidente di Consob Giuseppe Vegas firmano la circolare n. 6, datata 8 marzo 2013 con la quale richiedono ad alcune banche italiane di verificare se titoli derivati siano contabilizzati come titoli di Stato. Tra queste banche oggetto di avviso però non compare il Monte dei Paschi, che otto giorni prima aveva ricevuto la tranche di aiuti stabilita dal Governo italiano, sulla base dei bilanci riconosciuti recentemente come viziati da titoli derivati nascosti.
Intanto, a fine 2014, viene inaugurato il Single supervisory mechanism (SSM), il nuovo organo della BCE composto da cinque membri – coordinati da colui che dal novembre 2011 (sostituito al vertice di Bankitalia da Ignazio Visco) era divenuto Presidente della BCE, Mario Draghi – che “assume formalmente il ruolo di sorvegliante di circa 5.000 banche dell’eurozona (…) L’obiettivo finale, dopo 28 mesi di preparazione, è quello di evitare shock sistemici. Occhi puntati sulle italiane, fra le peggiori delle prove di resistenza patrimoniale della BCE”155.
La responsabilità di vigilanza e controllo sugli istituti bancari europei e italiani passa dunque in capo alla BCE, e proprio tra il 2014 e il 2015 la BCE impone altri due aumenti capitale al Monte dei Paschi, che nel frattempo continua a realizzare bilanci sulla base di derivati contabilizzati come BTP (così secondo i recenti accertamenti della Procura di Milano, come ricordato in seguito).
La Consob approva i prospetti dei suddetti aumenti di capitale, ma con una “avvertenza: ci sono all’interno di questo bilancio delle operazioni che sono oggetto di accertamento da parte dell’autorità di controllo e che se queste operazioni fossero non titoli di Stato ma derivati, la situazione patrimoniale della banca sarebbe diversa” (Bivona, G., audizione 26-5-2016). La Consob dunque approva aumenti di capitale per 8 miliardi di euro complessivi mettendo in dubbio la natura delle operazioni effettuate dalla Banca, sulle quali si basa la ricapitalizzazione, e quindi evidenziando una consapevolezza sulla loro reale natura. Alla fine saranno otto i miliardi di euro di perdite subite dagli investitori che hanno sottoscritto gli di aumenti di capitale nel 2014 (cinque miliardi) e 2015 (tre miliardi) sulla base di prospetti approvati dalla CONSOB basati su bilanci civilistici ‘’non conformi’’. La CONSOB ha approvato i prospetti MPS 2014 e 2015 dopo essere stata ripetutamente informata che i bilanci civilistici della Banca erano ‘’non conformi’’ in quanto MPS nel 2012, 2013, 2014 e nel primo semestre 2015, ovvero sotto la guida operativa dell’attuale amministratore delegato Fabrizio Viola, persino dopo aver ricevuto aiuti di Stato, ha continuato a contabilizzare miliardi di derivati come titoli di Stato in perfetta continuità con la gestione precedente Mussari/Vigni.
Dato il persistere sulle operazioni intraprese da MPS di gravi incertezze paventate da Banca d’Italia e Consob – che hanno la funzione di autorizzare operazioni bancarie fugando la minima presenza di dubbi di legittimità e sostenibilità delle operazioni, ma che, nel caso del Monte dei Paschi come descritto, autorizzano nonostante vi siano tali dubbi – le stesse Banca d’Italia e Consob nella primavera del 2014 inviano una lettera attraverso l’Organismo italiano dei principi contabili (OIC) all’Ente internazionale di riferimento (IAS), affermando che l’incertezza finora mostrata nel contabilizzare la tipologia delle operazioni intraprese da MPS è causata da una scarsa chiarezza dei principi contabili. Lo IAS (con sede a Londra) replica che la chiarezza del principio è tale per cui non vi può essere margine d’interpretazione (cfr. Bivona, G., audizione 26-5-2016).
Non ci sono procedimenti penali aperti nei confronti di Consob e Banca d’Italia, organi a loro volta sottoposti al controllo del Parlamento, in quanto è richiesto loro di rispondere del proprio operato alla Commissione Finanze di Camera e Senato (cfr. Bivona, G., audizione 26-5-2016);in effetti, Banca d’Italia si è costituita parte civile nei processi in corso e i suoi tecnici hanno collaborato con gli inquirenti nelle fasi investigative.
Tuttavia, le difese al processo su Alexandria sostengono che gli ispettori di Banca d’Italia avevano tutta la possibilità di conoscere la situazione reale del Monte dei Paschi, compresi l’esistenza e il contenuto del mandate agreement relativo alla ristrutturazione del debito attraverso – come accertato dalla Procura di Milano – titoli derivati ad alto rischio, reso pubblico da Profumo e Viola nell’ottobre 2012 (cfr. par. 2.3). Ciò che emerge è dunque una Banca d’Italia che più volte invita Monte dei Paschi di Siena a migliorare la qualità del proprio capitale, a fronte di un’azione dei membri della stessa Bankitalia deputati alle azioni di vigilanza e controllo che negli anni da Antonveneta in poi non rilevano irregolarità e non intraprendono azioni per bloccare o sanzionare le operazioni (cfr. Mencaroni G. e Ferrarese A., audizioni 4-4-2016), dall’acquisto della Banca padovana, ai derivati, fino ai bilanci accertati dalla Procura di Milano come falsi che hanno permesso a MPS la percezione di aiuti di Stato – stando a quanto appena dimostrato – non dovuti.
Banca d’Italia, interpellata dalla Commissione d’inchiesta per la quale si redige la presente relazione circa le dinamiche che portarono all’autorizzazione dell’operazione Antonveneta e sui mancati provvedimenti contro la contabilizzazione dei titoli derivati di Monte dei Paschi come titoli BTP, ha dato le seguenti indicazioni: sull’operazione Antonveneta, la decisione di autorizzare “fu assunta collegialmente dal Direttorio” di Bankitalia all’epoca in carica; quanto ai bilanci viziati da “errori contabili” – come la stessa Banca d’Italia li riconosce e li definisce il 6 febbraio 2013 e come riconosciuti da Consob nel dicembre 2015 (da repubblica.it: Mps, Consob: “Contabilizzare Alexandria come derivato”, 16-12-2015) – “non sussistevano i presupposti” per adottare un provvedimento di commissariamento della Banca (da Banca d’Italia: Domande formulate alla Banca d’Italia dalla Commissione di Inchiesta “In merito alla Fondazione Monte dei Paschi di Siena e alla Banca Monte dei Paschi. I rapporti con la Regione Toscana”, Roma, 12 aprile 2016).

Categorie:Caso Mps

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