Le cause della crisi di BPEL, Banca delle Marche, Carife e Carichieti

Tratto dalla Relazione conclusiva della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario

La crisi delle quattro banche poste in risoluzione nel novembre del 2015 si sviluppa anch’essa a partire dagli anni 2008-2009 e trae origine da cause comuni che emergono compiutamente a seguito dell’azione di vigilanza che si sviluppa dal 2008/2009 e che portano al loro commissariamento, che avviene per ciascuna di esse in tempi diversi tra il 2013 e il 2015. Nei quattro/cinque anni precedenti il commissariamento, Banca d’Italia conduce 18 ispezioni, equamente distribuite tra le quattro banche. Quanto a Consob, essa ha esercitato la vigilanza sulle operazioni di offerta al pubblico in occasione dell’approvazione dei prospetti informativi relativi all’emissione di azioni ed obbligazioni (fatta eccezione che per Carichieti, sulla quale non disponeva di poteri di intervento in quanto non emittente titoli quotati o diffusi).

Come già detto si tratta di banche di piccole e minori dimensioni, per le quali le manifestazioni della crisi sono per lo più riconducibili alle “classiche” crisi bancarie e hanno meno a vedere con le cause prime della crisi finanziaria internazionale.

La crisi, infatti, si sviluppa all’interno dell’area crediti ed è determinata da governance inadeguata, politiche di erogazione del credito scadenti, imprudenti e pertanto eccessivamente rischiose e da ultimo, ma non meno importante, da comportamenti irregolari da parte dei vertici aziendali non solo nell’area crediti. In conseguenza del fatto che le perdite su crediti comportano la necessità di effettuare aumenti di capitale emergono anche problematiche collegate alla vendita di obbligazioni subordinate alla clientela retail nonché di azioni sottoscritte da altre banche delle quali, a loro volta, le singole banche avevano sottoscritto gli aumenti di capitale da esse effettuati (cosiddetti “acquisti incrociati”). Più in dettaglio:

Banca d’Italia rileva, in occasione degli accertamenti ispettivi come anche in questi casi la governance sarebbe risultata fortemente inadeguata in tutte le sue articolazioni: la proprietà non avrebbe svolto il ruolo di selezione e vaglio dei vertici aziendali; il consiglio di amministrazione e il management non avrebbero realizzato la sana e prudente gestione; i meccanismi di controllo interno sarebbero stati molto carenti e pertanto non efficaci.

Come riscontrato in tutte le banche in crisi, le insufficienze della governance si sono tradotte in una scadente qualità del credito. I crediti deteriorati delle quattro banche hanno raggiunto, in tempi diversi, e a seguito di ripetute ispezioni da parte di Banca d’Italia, percentuali almeno doppie rispetto a quelle del sistema bancario, determinando tensioni di liquidità e pesanti perdite patrimoniali, all’origine del dissesto.

Infine, la Banca d’Italia ha sottolineato che le risposte delle quattro banche alle sue sollecitazioni e prescrizioni sono state insoddisfacenti.

Quanto a Consob, la sua attività ha riguardato numerose emissioni di titoli azionari e obbligazionari subordinati nel periodo antecedente all’accesso all’amministrazione straordinaria. In tutti i casi, nonostante Consob abbia precisato di avere proceduto all’approvazione dei vari prospetti anche in esito all’informativa ricevuta da Banca d’Italia nell’ambito della collaborazione ex lege, è altresì vero che solo successivamente alla documentazione ricevuta a seguito della risoluzione la Consob avvia una istruttoria che si conclude con l’irrogazione di ingenti sanzioni amministrative.

L’area crediti è il fulcro di queste crisi. Le cause sono da ricercare i) in una eccessiva crescita dei prestiti negli anni precedenti lo scoppio della crisi finanziaria internazionale spesso in aree al di fuori della propria area di tradizionale insediamento, senza svolgere istruttorie di fido approfondite; ii) eccessiva concentrazione dei rischi in alcuni settori, in primis l’immobiliare e nei confronti di alcuni grandi prenditori; iii) debordi dai limiti regolamentari interni e profili di anomalia nei confronti di alcuni prenditori, anche nel caso di erogazioni nei confronti di amministratori; iv) scarsa attenzione alle garanzie, mancato aggiornamento delle perizie sugli immobili. Tali politiche del credito “facili” vengono realizzate in alcuni casi anche da altre banche o intermediari finanziari del gruppo (Flashbank nel caso del gruppo Carichieti, la società di Leasing Commercio e Finanza nel caso di Cariferrara, Medioleasing nel caso di Banca Marche).

Per le motivazioni sopra esposte, le banche in questione sono state assoggettata all’Amministrazione Straordinaria: Carife viene commissariata nel maggio 2013, Banca Marche viene sottoposta dapprima a gestione provvisoria nell’ agosto 2013 e ad amministrazione straordinaria nell’ ottobre 2013; Carichieti è sottoposta ad amministrazione straordinaria nel settembre 2014 e da ultimo BPEL nel febbraio 2015.

Con riferimento alle Banche di cui sopra si deve evidenziare un deficit di scambio di comunicazioni e di informazioni tra gli Enti preposti alla Vigilanza.

In particolare con riferimento a Banca CARIFE i Pubblici Ministeri auditi hanno riferito che Consob aveva dichiarato di non aver avuto notizia da Banca d’Italia delle raccomandazioni che la stessa aveva indirizzato a CARIFE sull’aumento di capitale 2011. La Consob quindi avrebbe approvato sulla base di informazioni incomplete i prospetti relativi all’aumento di capitale 2011 che, anziché mettere in rilievo che l’aumento di capitale era frutto di un’indicazione di Banca d’Italia a fronte del deterioramento del credito e di altri problemi della banca, davano invece atto che la scelta mirava ad anticipare il rafforzamento patrimoniale in vista di Basilea3.

Anche in relazione a Banca Marche si è rilevato un deficit di comunicazione tra gli Enti preposti alla Vigilanza.

L’audizione del Governatore Visco, ha confermato che i prospetti approvati dall’autorità competente, in riferimento agli aumenti di capitale di CARIFE e di Banca Marche non contenevano gli alert necessari ed indispensabili.

Per quanto infine riguarda Carichieti i PM auditi dalla Commissione hanno riferito di indagini in corso con riferimento alla gestione dei commissari nominati da Banca d’Italia per la fase di Amministrazione Straordinaria, con particolare riferimento alla cessione dei crediti deteriorati, sulla cui valutazione lo stesso Tribunale di Chieti, in sede di dichiarazione di insolvenza, ha espresso delle censure, collegando ad essa se non l’insorgere dell’insolvenza, quanto meno il suo aggravamento.

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