La ricapitalizzazione precauzionale di Mps

Tratto dalla Relazione conclusiva della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario

Anche nel caso di MPS sono state ricercate a lungo soluzioni di mercato attraverso operazioni di aggregazione/acquisizione da parte di altre banche che, come è noto, non si sono concretizzate, per i motivi di contesto già ricordati a proposito delle quattro piccole banche che diventano ancor più stringenti a causa delle dimensioni della banca in difficoltà.

Come si è detto, alla luce dei risultati dello stress test, la BCE ha imposto a MPS, tra l’altro, un rafforzamento patrimoniale per un ammontare fino a 5 miliardi. Nonostante gli obbligazionisti avessero optato per convertire volontariamente i loro titoli subordinati in azioni, per circa un miliardo, gli investitori privati non aderirono all’aumento.

Il 23 dicembre 2016 il Governo adotta il D.L. n. 237/2016, avente a oggetto misure atte a ripristinare la fiducia dei mercati nel sistema bancario, tra cui la possibilità per lo Stato di concedere garanzie su passività bancarie di nuova emissione (o a integrazione di attività ai fini Emergency Liquidity Assistance – ELA – da parte della banca centrale) e di partecipare al capitale delle banche nell’ambito di quanto previsto dalla direttiva comunitaria c.d. BRRD e nel rispetto del regime degli aiuti di stato definito dalla Commissione Europea nel 2013.

Lo stesso giorno MPS chiede di accedere alle forme straordinarie di supporto alla liquidità per un ammontare complessivo fino a 15 miliardi e annuncia l’intenzione di richiedere l’intervento di rafforzamento patrimoniale previsto dal D.L. 237.

Più in dettaglio, il decreto disponeva la possibilità di avvalersi della deroga prevista all’art.32 della BRRD in base alla quale era possibile l’intervento pubblico attraverso una ricapitalizzazione precauzionale volta a “rimediare a una grave perturbazione dell’economia di uno Stato membro e a preservare la stabilità finanziaria”. Una seconda condizione per poter accedere alla ricapitalizzazione precauzionale era che la banca soddisfacesse i requisiti patrimoniali imposti dall’autorità di supervisione, pur presentando una carenza di capitale nello scenario avverso di uno stress test.

Il Ministro Padoan, audito, ha ricordato che tale deroga era stata inserita su richiesta dell’Italia in previsione della valutazione approfondita condotta nel 2014 (CA), prima che la BCE subentrasse alle autorità nazionali; lo scopo di tale eccezione era quello di poter mantenere un atteggiamento rigoroso nel CA.

Infine, tale misura doveva essere accompagnata dalla presentazione di un piano di ristrutturazione.

Il 23 dicembre 2016 la BCE, tenuto conto dell’erosione di capitale evidenziata dallo stress test, quantifica il fabbisogno patrimoniale in 8,8 miliardi, di cui 6,3 miliardi necessari per riallineare il coefficiente di capitale di qualità primaria (CET1 ratio) alla soglia dell’8 per cento e altri 2,5 miliardi per raggiungere un coefficiente di capitale totale (total capital ratio) pari all’11,5 per cento.

Il 30 dicembre, MPS trasmette al MEF, alla BCE e alla Banca d’Italia l’istanza definitiva per accedere alla ricapitalizzazione precauzionale presentando le principali linee guida del Piano di Ristrutturazione. L’approvazione del piano di ristrutturazione da parte della Commissione Europea ha richiesto tempi relativamente lunghi e una volta raggiunto l’accordo sul piano di ristrutturazione la Commissione ha assunto la propria decisione.

Nel frattempo MPS ha utilizzato ampiamente l’altro strumento di sostegno pubblico previsto dal decreto del dicembre 2016 e cioè la garanzia statale sulle obbligazioni bancarie di nuova emissione. Lo strumento era volto a evitare l’aggravamento della crisi di liquidità che la banca aveva mostrato nel corso del 2016. La banca ha richiesto l’autorizzazione a emettere obbligazioni garantite fino a un valore di 15 miliardi, ampiamente utilizzati.

Il piano finale approvato da MPS il 26 giugno 2017 prevede il ritorno a un sostanziale pareggio di bilancio nel 2018 e il raggiungimento dell’utile a partire dal 2019, con un ROE di oltre il 10 per cento nel 2021. A seguire la Commissione europea ha approvato definitivamente la misura di supporto pubblico il 4 luglio 2017.L’importo massimo dell’intervento pubblico è stato determinato in 5,4 miliardi: di cui 3,9 destinati all’aumento di capitale della banca e 1,5 al ristoro degli investitori al dettaglio tramite l’acquisto delle azioni rivenienti dalla conversione in azioni delle passività subordinate nell’ambito delle misure di “condivisione degli oneri” (c.d. burden sharing).

La misura di condivisione degli oneri tra creditori (BS), in linea con la normativa europea in materia di aiuti di Stato, con gli orientamenti della Commissione nonché con le previsioni del Decreto, ha comportato la conversione in azioni di passività subordinate del gruppo per complessivi 4,7 miliardi (di cui 1,5 miliardi, come si appena detto, ristorati).

La partecipazione del Ministero del Tesoro nel capitale della Banca per effetto dell’aumento di capitale e dell’operazione di ristoro è oggi pari al 68per cento.

Per la determinazione del prezzo delle azioni ordinarie di nuova emissione da assegnare agli obbligazionisti subordinati in conversione, nonché del prezzo di sottoscrizione da parte del MEF si è reso necessario calcolare il valore delle azioni della banca prima dell’aumento di capitale, sulla base di quanto previsto dal Decreto Legge, così determinando che il prezzo delle azioni da attribuire in conversione degli strumenti patrimoniali T1 e T2 ai fini della ripartizione degli oneri fosse pari a 8,65 euro mentre il prezzo delle azioni di nuova emissione sottoscritte dal MEF fosse pari a 6,49 euro per azione.

La ricapitalizzazione da parte del Tesoro deve essere temporanea e deve essere ceduta entro l’arco temporale di riferimento del piano cioè 5 anni. Pertanto l’esito finale di tale intervento pubblico è strettamente legato agli esiti del piano di ristrutturazione e al conseguente valore delle azioni.

Sulle caratteristiche del piano e sulla situazione attuale della banca si è soffermato nel corso della sua audizione l’attuale Amministratore Delegato di MPS, ricordano alla Commissione: i) il miglioramento delle condizioni di liquidità della banca grazie al recupero di euro 11 miliardi di raccolta diretta, 2018 che ha compensato in parte la fuoriuscita di circa euro 29 miliardi di raccolta avvenuta nel corso del 2016 e che pone le basi, per conseguire significativi benefici economici grazie alla riduzione attesa del costo del funding; ii) l’accordo vincolante con il fondo Atlante per la dismissione di euro 26,1 miliardi di crediti in sofferenza attraverso una struttura di cartolarizzazione, che prevede la cessione al fondo Atlante dei titoli Junior e Mezzanine della cartolarizzazione e il deconsolidamento entro il primo semestre del 2018; iii) la riduzione di 1.800 unità rispetto alle 4.800 previste entro il 2020; iv)1a riduzione di circa 300 filiali, mentre le rimanenti 300 verranno chiuse nel corso del 2018, come previsto dal piano.

A seguito della partecipazione del Tesoro con una quota di maggioranza assoluta, il CDA della Banca è stato rinnovato nell’assemblea del 18 dicembre 2017. La lista presentata dal Tesoro è stata oggetto di richieste di chiarimento da parte di numerosi membri della Commissione con riferimento ai criteri di adeguatezza e professionalità degli amministratori (“fit and proper”) applicati dal Tesoro, in assenza dell’atteso decreto di attuazione dell’art. 26 del TUB che darà piena attuazione alla BRRD.

Categorie:Caso Mps

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