I progetti di riforma dell’Amministrazione e del settore pubblico dall’inizio della crisi economica: l’apogeo dell’Austerity – Parte Prima – Introduzione

Autore: Avvocato Francesco Corfiati

Articolo pubblicato sulla Revista de Derecho Constitucional Europeo dell’Università di Granada. Link al testo originale

Quest’articolo costituisce un approccio critico ai processi di riforma che hanno interessato l’Amministrazione ed il settore pubblico nell’ambito degli Stati membri dell’Unione europea, al fine di valutarne la compatibilità con i rispettivi sistemi costituzionali e con quelli che sono – o che dovrebbero essere – i principi cardine del processo di integrazione europea.
Conformemente ai fini della ricerca, lo studio sarà condotto secondo la prospettiva del diritto costituzionale europeo, non potendosi valutare le riforme del settore pubblico esclusivamente in base a criteri o parametri di carattere economico-finanziario. Particolare importanza sarà attribuita all’analisi comparativa che assume rilievo fondamentale ai fini della comprensione dei processi di riforma a livello europeo, nonché della necessità di inquadrare i medesimi nel contesto globale. L’esposizione procederà secondo un ordine prevalentemente cronologico, dando conto delle iniziative assunte a livello europeo e delle misure adottate negli Stati membri relativamente al settore pubblico, in base alla successione degli eventi ed alle dinamiche della crisi economica, in quanto fenomeni inscindibilmente legati.
Nel paragrafo seguente (“L’inizio della crisi”), viene preso in esame il primo triennio della crisi economica (2008-2010). Si analizzano le prime iniziative intraprese a livello europeo per fronteggiare l’improvvisa tempesta finanziaria, che si riveleranno inadeguate e insufficienti. Si delinea, in effetti, l’incapacità delle istituzioni europee di intervenire efficacemente in difesa degli Stati membri più colpiti dalla crisi, in un contesto in cui inizia ad affermarsi l’ideologia dell’austerity, che si impone presto come imperativo categorico. Il dogma del rigorismo, con i suoi drammatici tagli al settore pubblico ed alla spesa sociale, trova una delle prime e più significative applicazioni in Grecia, la quale si trova costretta ad accettarlo sotto il ricatto della “troika”, per accedere al piano di salvataggio europeo.
Nel terzo paragrafo (“I tecnocrati al potere”) si prende in esame una fase di cruciale importanza per il diritto costituzionale europeo nel contesto della crisi economica: l’anno 2011. La necessità del Portogallo di far ricorso al piano di salvataggio impone l’applicazione di un duro piano di austerità, che dovrà essere adottato a prescindere dall’esito delle elezioni anticipate. In Italia, la lettera della BCE raccomanda l’adozione di misure di austerity al Governo presieduto da Silvio Berlusconi, il quale sarà poi sostituito da un governo “tecnico” guidato da Mario Monti, che attuerà il piano di rigore già stabilito. Anche in Grecia, ormai totalmente sottomessa ai diktat della troika, la quale impone un drammatico programma di austerity che devasta la Pubblica amministrazione e lo Stato sociale, si insedia un esecutivo tecnico presieduto da Lucas Papademos. Si rende così palese, a livello europeo, l’esistenza di baricentri di potere non codificati (troika, asse franco-tedesco, etc.), che, al di fuori dei canali istituzionali e del circuito democratico, sono capaci – anche mediante il ricorso ad esecutivi definiti “tecnici” ma in realtà politici – di condizionare in modo decisivo le politiche dei singoli Stati membri.
Nel quarto paragrafo (“L’austerity diventa regola d’oro”), dopo aver esaminato l’evoluzione della crisi in Portogallo ed in Grecia, in particolare per quanto concerne l’impatto degli interventi sul settore pubblico e sul Welfare, si analizzano le misure ed i processi di riforma intrapresi in Spagna ed in Italia. In ottica comparativa, tra i due Paesi si evidenziano notevoli similitudini, tra cui l’approvazione di riforme costituzionali per l’introduzione del principio di equilibrio di bilancio, il ricorso massiccio alla decretazione d’urgenza, l’affermazione di fenomeni di neo-centralismo statale, l’adozione di sempre più incisive misure di austerità che determinano una forte riduzione della spesa pubblica e l’indebolimento della Pubblica amministrazione.
Nel quinto paragrafo (“Parigi, Berlino, Londra”), si esaminano gli interventi intrapresi, nel corso della crisi, dalle tre maggiori economie dell’Unione europea e l’impatto di tali misure sul settore pubblico. In Francia la Pubblica amministrazione è stata interessata da significativi processi di riforma, anch’essi nell’ottica di una riduzione della spesa pubblica. L’impatto della crisi è stato minore – ma non assente – in Germania, che, comunque, ha ulteriormente rafforzato il suo ruolo egemone in Europa. Peculiare è la situazione del Regno Unito, che, alle misure di spending review, ha potuto affiancare, per la sua estraneità alla zona euro, gli interventi autonomi della propria Banca centrale.
Nel sesto paragrafo (“Un bilancio fallimentare”), si valutano, nel complesso, gli effetti degli interventi intrapresi come reazione alla crisi economica. Il dogma dell’austerità, applicato in modo intransigente in molti Stati membri, ha indebolito notevolmente la Pubblica amministrazione ed impoverito il Welfare, mettendo in discussione progressi del costituzionalismo e conquiste sociali che si consideravano ormai acquisite. Tali processi di riforma devono dunque essere fortemente criticati, in quanto gli indiscriminati tagli della spesa pubblica privano spesso lo Stato e la Pubblica amministrazione delle risorse necessarie per esplicare la propria azione nei settori in cui essa gli è funzionalmente e costituzionalmente attribuita. Ciò rende più difficoltosa la concreta realizzazione dei principi costituzionali, soprattutto in ambito economico e sociale, ancor più in un momento in cui si avverte un maggiore bisogno di intervento pubblico in favore delle fasce più disagiate della popolazione. Tutto questo in un contesto europeo in cui all’aggravamento del deficit democratico si affianca l’incapacità di contrastare efficacemente la crisi economica, indice di un’involuzione del processo di integrazione che aumenta fortemente gli interrogativi e le inquietudini per l’avvenire dell’Europa.

Di tale drammatica realtà non si può che prendere, amaramente, atto. Il lettore si sarà già reso conto che, da queste pagine, traspare scarso ottimismo: ma, d’altro canto, la situazione attuale ne offre pochi pretesti.

Categorie:Generale

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