I progetti di riforma dell’Amministrazione e del settore pubblico dall’inizio della crisi economica: l’apogeo dell’Austerity – Parte Settima – Epilogo

Autore: Avvocato Francesco Corfiati

Articolo pubblicato sulla Revista de Derecho Constitucional Europeo dell’Università di Granada. Link al testo originale

Se le cause della crisi finanziaria vanno ricercate al di fuori dell’Unione, le ragioni del fallimento delle misure intraprese per risolverla devono, dunque, essere individuate al suo interno ( ): e sono ragioni non solo di carattere economico, ma anche – e soprattutto – d’impronta politica e costituzionale.
Nel suo recente discorso al Parlamento europeo, cui si è appena fatto riferimento, Giorgio Napolitano ha voluto precisare che il Governo Monti non è nato da un suo “capriccio” ( ), ma, sostanzialmente, da una situazione d’emergenza. In realtà, il sospetto che sulla formazione di tale esecutivo abbiano fortemente inciso le manovre e le pressioni, a volte esplicite ed altre volte occulte, di certi poteri esterni non codificati, si regge su così fondati argomenti da potersi ormai considerare un dato ragionevolmente acquisito.
Del resto, l’Europa si trova ormai invischiata in una melassa da cui spiccano, per forza ed intraprendenza, centri di potere al di fuori del circuito istituzionale, che relegano i leaders degli Stati più deboli ad un oscuro ruolo di comprimari. In tal modo, alle tendenze egemoniche dell’asse franco-tedesco, si è associato, in questo anomalo direttorio europeo, la sempre più ingombrante presenza della troika; con il risultato che, mentre la cittadinanza resta relegata ai margini, nessuna decisione politicamente importante può ormai essere assunta senza l’imprimatur di quell’inquietante trimurti, al cospetto della quale finanche le Costituzioni nazionali diventano un’argilla fluida e malleabile.
Predominano poteri de facto, le cui prerogative, che essi stessi si sono attribuiti, vanno al di là di ogni legittimazione politica o democratica. Il Cancelliere tedesco ed il Presidente francese rivendicano un ruolo di preminenza, mentre Van Rompuy continua ad essere l’oscuro centralista in attesa di chiamate da Washington. Enti istituzionali, come la Banca Centrale Europea, travalicano le proprie competenze arrogandosi la facoltà di imporre agli Stati membri le politiche economiche da seguire. Le piazze affaristiche richiamano l’attenzione più delle aule parlamentari; certe fibrillazioni borsistiche possono portare i governi al collasso. Le istituzioni statali e quelle europee si muovono al di fuori di ogni logico rispetto del principio di sussidiarietà e di riparto delle competenze ( ).
Com’è stato osservato,
“la UE ha hecho evidente que carece de mecanismos para poder responder a las crisis del capitalismo financiero. La UE se ha visto sometida a una crisis económica sin espacio público europeo, sin Pueblo europeo, sin política europea, sin responsabilidad política europea, sin real democracia europea” ( ).
Del resto, nonostante la ciclica instabilità del capitalismo ( ), la situazione attuale non ha precedenti. Non nella crisi finanziaria del ‘29, quando l’Europa comunitaria non esisteva ancora. Non in quella petrolifera degli anni ’70, in cui essa esisteva solo a livello embrionale. D’altra parte, la crisi del ‘29, oltre a conseguenze sommamente negative (favorì la stessa ascesa del nazismo), ne generò anche di positive: come nel caso di certe riforme del New Deal ( ). Al contrario, la crisi attuale ha prodotto effetti per lo più nefasti, innescando un pericoloso processo di ridimensionamento del settore pubblico e di progressivo smantellamento dello Stato sociale.
Il caos che regna a livello europeo ricorda, per certi aspetti, gli ultimi anni dell’antica repubblica romana, in cui ad un progressivo indebolimento delle istituzioni repubblicane seguì un’involuzione autoritaria che, in pochi decenni, la esautorò completamente dalle proprie funzioni per lasciar spazio a dittatori e triumviri. Del resto, è noto che i tempi di crisi e di emergenza – reale o fittizia – costituiscono il momento più critico per le istituzioni democratiche, le quali si trovano esposte a tendenze autoritarie ed accentratrici.
I tempi, fortunatamente, sono cambiati, e, in Europa, le istituzioni democratiche sono ormai così saldamente strutturate che non può certo prefigurarsi il rischio di un loro crollo totale; ma permane la minaccia di un loro progressivo indebolimento che finisca per ridurle ai minimi termini. Certamente, gli attacchi alla democrazia non provengono più da un colpo di mano o di cannone, ma da meno cruente – ancorché più subdole – pressioni dei mercati finanziari.
Tuttavia, di fronte agli attacchi degli speculatori, l’Unione ha dimostrato di essere incapace di proteggere adeguatamente gli Stati membri, lasciandoli, per utilizzare una nota metafora manzoniana, come vasi di coccio in mezzo a vasi di ferro. Gli Stati dell’Eurozona sono stati quelli più colpiti, e la moneta unica, per il modo erroneo in cui è stata gestita, si è dimostrata un fattore non di forza, come si auspicava, ma di debolezza.
D’altro canto, l’euroscettismo dilaga, mentre i partiti populisti e xenofobi vedono accrescere i propri consensi.
In Svizzera, il sì al referendum per la previsione di quote all’ingresso di immigranti comunitari rappresenta un altro dato allarmante. In effetti, sebbene il Paese elvetico non formi parte dell’Unione, l’esito della consultazione costituisce un retrogrado segnale di diffidenza e chiusura, che ricorda il ristabilimento dei controlli alla frontiera decisi dalla Danimarca nel 2011 o le dichiarazioni xenofobe del Presidente francese Nicolas Sarkozy. L’Europa della diffidenza e del sospetto rischia di prevalere sull’Europa dell’integrazione e della solidarietà reciproca.
Del resto, le divisioni e le contraddizioni in seno all’Unione sono aumentate: e ciò non tanto tra Est e Ovest, tradizionalmente distinti e meno coesi, quanto, piuttosto, tra Stati del Nord e Stati del Sud.
Sullo scenario internazionale, il peso politico dell’Unione continua ad essere pressoché nullo: di ciò si è avuta l’ennesima conferma nel ruolo modesto che le istituzioni europee hanno assunto nei recenti avvenimenti che hanno stravolto il mondo arabo.
D’altra parte, mentre le superpotenze di sempre mantengono la loro ingombrante presenza sullo scenario internazionale, i nuovi giganti dell’era globale avanzano a grandi passi e costringono una vecchia e asmatica Europa ad un’affannosa rincorsa che essa non sembra in grado di reggere.
Il “bilancio fallimentare” cui fa riferimento il titolo del paragrafo precedente non è, dunque, quello della Grecia, del Portogallo o dell’Italia, ma quello dell’Europa nel suo complesso: ed è un fallimento politico, ancor prima che economico.
La crisi economica è stata il primo vero banco di prova, e la capacità di reazione ad essa ha rappresentato la maggiore scommessa dell’Unione fin dal suo sorgere: e finora è stata, purtroppo, una scommessa persa.

Sintesi
L’articolo costituisce un approccio critico ai processi di riforma che hanno interessato l’Amministrazione ed il settore pubblico nell’ambito degli Stati membri dell’Unione europea, al fine di valutarne la compatibilità con i rispettivi sistemi costituzionali e con quelli che sono – o che dovrebbero essere – i principi cardine del processo di integrazione europea. Il dogma dell’austerità, applicato in modo intransigente in molti Stati membri, ha indebolito notevolmente la Pubblica amministrazione ed impoverito il Welfare, mettendo in discussione progressi del costituzionalismo e conquiste sociali che si consideravano ormai acquisite.
Parole chiave: Diritto costituzionale, crisi economica, globalizzazione, Pubblica Amministrazione, Stato sociale, Unione europea.

Abstract
This paper represents a critical approach to the processes of reform that have involved the government and the public sectors within EU member states, for the purpose of assessing their compatibility with their respective constitutional systems and with those that are – or that ought to be – the key principles of the process of European integration. The dogma of austerity, applied in an intransigent way in many member states, noticeably weakened the public administration and impoverished the welfare State, bringing into question the progresses of constitutionalism and social victories that were considered to have already been acquired.
Key words: Constitutional law, European Union, economic crisis, globalization, Public Administration, social state.

Categorie:Generale

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